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Alcune immagini iconografiche sul Beato Simonino

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La chiesa di San Lorenzo, a Dimaro, custodisce un affresco raffigurante il Simonino da Trento

La chiesa di San Lorenzo, a Dimaro, custodisce un affresco
raffigurante il Simonino da Trento

 

Fonte: l’Adige (14/03/09 di Lara Zavatteri)

COGOLO – La chiesa di San Lorenzo, a Dimaro, custodisce un affresco raffigurante il Simonino da Trento. Il dipinto, datato 1488, opera dei Baschenis, è solo una delle testimonianze pittoriche dedicate al bambino trovato morto nella Pasqua del 1475 a Trento, della cui morte furono ingiustamente accusati gli ebrei della città ed il cui culto fu soppresso nel 1963. Se ne è parlato a Cogolo nell’incontro «Il Simonino da Trento (nella foto la cappella nel capoluogo) , secoli di antisemitismo locale» promosso dalla biblioteca della Valletta all’interno del ciclo «Fra memoria e ricordo» del Coordinamento biblioteche, nell’ambito del Progetto Focherini. Si è voluto approfondire il tema del Simonino parlando di una lontana vicenda di antisemitismo perché lo stesso Focherini, nato a Carpi ma originario della Val di Peio, visse in un’epoca impregnata di odio per gli ebrei – gli anni della seconda guerra mondiale – aiutandoli a salvarsi e meritandosi il titolo di «Giusto tra le genti». L’incontro si è svolto l’11 marzo, lo stesso giorno in cui, nel ‘44, Focherini fu arrestato a Carpi mentre salvava degli ebrei. Ad introdurre la serata il bibliotecario Rinaldo Delpero mentre i relatori Gianfranco Bondioni e Virtus Zallòt hanno inquadrato la vicenda dal punto di vista storico ed artistico. Bondioni ha evidenziato i legami tra la vicenda e l’area bresciana (la famiglia del Simonino veniva dalla zona del Lago d’Iseo) dove gli ebrei potevano prestare denaro e furono ostacolati dai francescani. Bernardino da Feltre, francescano, fondò vari Monti di pietà e fu tra i più accesi persecutori degli ebrei. Bondioni ha ricordato le vicende di altri due bambini delle cui morti furono accusati gli ebrei, con molte concordanze con il caso di Trento ricordando che «la posta in gioco con il caso Simonino era dire che la colpa non era del singolo ma era inscritta nella religione dell’ebraismo». Ha poi fatto notare come siti Web di cattolici integralisti chiedano la riapertura del caso e ha ricordato che a Trento nel 2007 è nato il Comitato San Simonino. Virtus Zallòt ha parlato dell’iconografia del Simonino nelle chiese lombarde di Malegno, Gussano, Borno, Zurane di Provaglio, Lovere e in Val Rendena a Carisolo. In quest’ultima Simonino è vicino a Carlo Magno (che impose il battesimo ai giudei) mentre sempre è raffigurato con ferite, gli strumenti della tortura e una ciotola per raccogliere il sangue, presente anche a San Lorenzo a Dimaro. Le immagini volevano suscitare odio verso gli ebrei e affiancavano Simonino a Gesù, dipingendolo in una posizione che ricorda la croce, così da collegarlo all’accusa di deicismo mossa agli ebrei. Gli ebrei erano dipinti con caricature tali da renderli orribili, una modalità che useranno secoli dopo anche i nazisti nella loro propaganda antiebraica. Sabati 21 marzo appuntamento con «Il mistero di Simonino, un beato a furor di popolo» spettacolo teatrale alla sala del Parco alle ore 21.

 

San Simone da Trento

San Simone da Trento
(festa liturgica 24 marzo)

 

Simone di Trento fu martirizzato il 23 marzo 1475. Dopo un’accurata inchiesta la Chiesa riconobbe la realtà del martirio dell’innocente fanciullo. Nel 1584 il suo nome fu iscritto nel Martirologio romano col titolo di santo su ordine di Papa Gregorio XIII; nel 1588 Papa Sisto V concesse per la diocesi di Trento Messa e Officio proprio del Beato Simonino. La Bolla Beatus Andreas del 22 febbraio 1755 del Papa Benedetto XIV riconobbe nuovamente il culto prestato a san Simonino affermando che “fu crudelmente messo a morte in odio alla fede”, culto confermato da innumerevoli miracoli. Il popolo di Trento ha venerato il suo piccolo patrono fino ai giorni nostri.